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Marcello De Cecco, Ricordi

image-03/04/2016 - 12:04

Due ricordi di Mario Amendola e Gianni Toniolo

Marcello ci ha lasciati, ed io sento come un vuoto, la perdita di un riferimento dopo una vita di comune formazione scientifica e culturale, di interessi condivisi, di esperienze spesso eccitanti vissute insieme e di continui rapporti umani.

Ci siamo conosciuti molto giovani, ai seminari in cui Giorgio Fuà riuniva ad Ancona giovani entusiasti degli studi di economia, io parte del gruppo capitanato da Luigi Spaventa e Marcello maestro e allievo di se stesso.

Ci siamo subito sentiti vicini, un'affinità forse dovuta alle comuni radici meridionali e a un certo approccio culturale che di quelle radici risentiva. Da allora un rapporto continuo. Dapprima gli anni di Cambridge, dove, in un ambiente allora di grande vivacità, demmo apertura e solida struttura alla nostra qualità di studiosi. Ricorderò sempre, in particolare, quelle serate di neve e di gelo in cui al caldo, relativo, della stanza di college di Marcello alternavamo grandi discussioni al suono del violino, all'esercizio del quale lui si esercitava con caparbia dedizione.

Poi, dopo il soggiorno americano, lui a Princeton ed io all'MIT, di nuovo insieme nei lunghi anni di quella avventura entusiasmante che è stata la creazione della Facoltà di Economia e Banca dell'Università di Siena. Lunghi anni ricchi di soddisfazioni: non solo per la formazione di allievi che avrebbero poi proseguito il nostro lavoro, ma per l'apertura internazionale che demmo all'Ateneo con l'invito costante di grandi economisti stranieri, e la scossa inferta alla nostra sonnolenta Accademia con la chiamata quali professori di ruolo, novità allora contrastata, di personalità quali Richard Goodwin a Frank Hahn. Infine, negli anni Ottanta, entrambi a Roma., dove i nostri rapporti, spesso con lunghissime telefonate, non si sono mai allentati.

Marcello è noto sopra tutto per i suoi studi di moneta, finanza e banca, e non solo per i suoi libri ed articoli di carattere scientifico ma anche per una lunga e continua attività pubblicistica con la quale ha fatto partecipe della sua conoscenza il grande pubblico dei quotidiani. Ma in realtà la sua produzione non ha nulla della parcellizzazione che sembra diventata oggi la caratteristica principale della disciplina economica. I suoi scritti ci ricordano che dietro qualunque fenomeno economico c'è sempre il funzionamento dell'economia nel suo complesso, e che tale funzionamento è il risultato di comportamenti che esprimono scelte di carattere politico e riflettono fondamentali esperienze storiche. Solo una grande cultura e profonda conoscenza della storia possono permettere una simile prospettiva analitica e Marcello, rara avis tra gli economisti, è sempre stato uomo di grandissima cultura e di profondi studi storici: un economista che non ha mai dimenticato che la disciplina economica nasce come 'political economy' e non come asettico esercizio formale. Tutto questo bagaglio, tuttavia, non si è mai tradotto in noiose discettazioni, come spesso avviene per gli economisti. La sua grande dote, infatti, è sempre stata l'ironia, ironia con la quale filtrava questo ricco retroterra culturale rendendo lieve e piacevole la lettura e l'ascolto, e convincente un argomentare che, benché spesso in forte contrasto con le visioni dominanti, non ha mai assunto l'aspetto di posizioni faziose.

Ironia che assumeva in particolare il vezzo, lui che conosceva e volendo si esprimeva in modo perfetto in inglese, di accentare volutamente il suo esprimersi in tale lingua in modo da renderlo un affascinante e divertente anglo-abruzzese, così affermando e obbligando gli altri a ricordare il suo grande affetto per la sua terra di origine. E con il suono del suo vocione in anglo- abruzzese vorrò sempre ricordarlo.

~ Mario Amendola 

English Version

Marcello De Cecco - Intellettuale fuori dagli schemi 

Il suo primo libro, Money and Empire, uscì con Blackwell nel 1974. A oltre quarant'anni di distanza resta un classico, ancora citatissimo. Riassume, all'inizio della sua carriera, gli interessi, il metodo, lo stile di Marcello De Cecco che ci ha lasciato il 2 marzo. Gli interessi - ispirati da una passione civile sostenuta da rigore e spirito critico – andavano principalmente alla finanza, alla moneta, alle relazioni internazionali in rapporto con la politica economica e, da ultimo, con le condizioni di vita delle collettività, delle singole persone. Il metodo era meravigliosamente sincretico. La teoria economica gli serviva a illuminare i fatti, la storia, e questa a sua volta a ripensare criticamente la teoria. Il lavoro di Marcello sfugge alle banali classificazioni accademiche: era un economista, uno storico, uno scienziato politico? Era semplicemente uno studioso che affrontava i problemi con gli strumenti che di volta in volta gli parevano più idonei, senza pensare in quale ambito si inscrivessero. Era anzitutto un intellettuale come ne sono rimasti pochi, nella parcellizzazione delle iper-specializzazioni. La sua cultura, era sostenuta da una memoria prodigiosa per tutto ciò che di utile ricavava da infinite letture (ogni stanza della sua casa è tappezzata sino al soffitto di scaffali pieni di libri in doppia fila). La sua prosa resta esempio di originale eleganza in italiano e in inglese. Con la sua ironia, a volte solo borbottata, fulminava giudizi su tante banalità che il "comune sentire" spaccia per accettabile buon senso (basta vedere, per convincersene, le sue analisi della crisi di questi anni). Avremo modo spero, quando saremo meno sopraffatti dall'emozione di queste ore, per riflettere sul contributo, certo duraturo, di De Cecco all'analisi e alla storia economica internazionale. Dovremo farlo, credo, soprattutto a beneficio di chi verrà dopo di noi.

I ricordi personali che affiorano sono tanti. La mia vita di ricercatore è intrecciata strettamente a quella di Marcello, sin dagli anni Settanta. Nel 1983, partecipò con un piccolo gruppo di economisti e storici economici al lancio della seconda serie della Rivista di Storia Economica, fondata da Luigi Einaudi. E' stato sino a oggi membro del comitato di redazione, vi ha pubblicato numerosi saggi. Soprattutto ha arricchito l'impostazione metodologia einaudiana di fecondazione incrociata tra teoria e storia che cercammo di dare alla Rivista. Insieme abbiamo collaborato alla grande ricerca critico-documentaria che il Governatore Ciampi volle per il centenario della Banca d'Italia. Fu uno degli autori della Storia economica d'Italia in tre volumi curata da Pierluigi Ciocca e da me. Insieme abbiamo studiato le vicende della Cassa Depositi e Prestiti dalle origini. Mi è impossibile in questo momento perfino ricordare tutti i seminari, convegni, progetti di ricerca nazionali e internazionali ai quali abbiamo insieme partecipato. Ricordo solo con piacere l'invito recente, accolto volentieri, che mi fece di parlare agli studenti del suo corso alla LUISS. L'Italia perde un grande e originale studioso, che sfida codifiche ed etichette, io perdo un amico, un collega, un co-autore che è stato tanta parte della mia vita accademica e dal quale ho assorbito, quasi per osmosi, alcune delle poche cose che so. 

~ Gianni Toniolo

English Version 


Altri ricordi

"Negli anni Ottanta, il quinto ed il sesto piano del palazzo della Facoltà di Economia della "Sapienza" in Via del Castro Laurenziano furono un crocevia eccezionale popolato da alcune delle personalità più eccellenti ed originali dell'analisi e della politica economica italiana. In quel contesto così fecondo, per noi studenti già formati alla scuola di Federico Caffe', l'arrivo di Marcello De Cecco rappresentò la fortuna di poter sperimentare giorno dopo giorno - con le sue lezioni e l'introduzione ai suoi lavori - cos'è pensare l'economia con le lenti della storia e cos'è fare storia economica. Una lezione sul campo come solo i veri maestri sanno dare, con la piacevole aggiunta di sprazzi della sua inimitabile verve ironica.

La storia economica, che allora comportava per noi studenti alcuni manuali un po' indigesti, con lui si faceva appassionante. Nel prosieguo degli studi, qualche anno dopo all'estero, rileggendo "Moneta e impero" più volte mi sono ancora stupito di come una trama così avvincente fosse stato intessuta a partire da modelli economici, statistiche e documenti storici. Grazie, Marcello."

~ Stefano Manzocchi 

La mia amicizia e il mio rapporto intellettuale con Marcello De Cecco non sono stati così lunghi, articolati e profondi come quelli che traspaiono dai bellissimi e commoventi ricordi di Mario Amendola e Gianni Toniolo. Anche la più informale delle chiacchierate con Marcello era però un'esperienza intensa che offriva tante suggestioni e spazzava via consolidati luoghi comuni; di conseguenza, il debito intellettuale che ho maturato nei suoi confronti va molto al di là delle pur numerose occasioni di incontro. Negli ultimi anni ho avuto poi la fortuna di costruire, con Marcello e con altri amici, la Scuola LUISS di European Political Economy. Il percorso, al riguardo, è stato lungo e ricco. Esso è infatti iniziato con una serie di riunioni informali, dedicate all'esame della situazione europea, che raccoglieva intorno allo stesso tavolo personaggi come Marcello, Luigi Spaventa, Massimo Egidi, Jean-Paul Fitoussi, Stefano Micossi, Gianni Toniolo e pochi altri. E' in quella fase che l'analisi competente ma spiazzante, l'acuto senso critico e la serietà sempre ironica di Marcello hanno fornito un contributo prezioso per delineare il progetto che ha poi trovato realizzazione con il suo fattivo contributo.

Devo però confessare che non sono questi gli episodi che hanno segnato il mio rapporto con Marcello. Quando De Cecco era uno studioso già affermato e autore dell'importante libro Money and Empire mentre io ero un giovane economista laureato da poco più di un anno, fui chiamato a parlare della teoria monetaria di Keynes a uno degli incontri del CNR che fungevano da rito di iniziazione nella professione. Un po' tremebondo, in un'epoca in cui Power point non esisteva e le slide facevano capolino solo negli incontri aziendali, decisi di leggere i miei appunti. Alla fine dell'intervento e dopo aver superato – bene o male - il vaglio della discussione, fui avvicinato nel corridoio da Marcello De Cecco, con cui non avevo ancora costruito un rapporto personale. Con garbo affettuoso e con un po' di paradossale ironia, Marcello mi disse: "leggere" in modo efficace un testo analitico richiede una sapienza espositiva che si acquisisce solo con l'esperienza; se sei giovane, meglio quindi rischiare e parlare "a braccio" sulla base di pochi schematici appunti; per di più, visto che sei allievo di Napoleoni, devi aver imparato per forza a parlare in modo chiaro. Confesso che, da quell'episodio, non ho più svolto una relazione scientifica leggendo un testo. 

~ Marcello Messori

Marcello De Cecco è stato dapprima l'autore conosciuto e studiato per i suoi  scritti fondamentali sull'economia e la moneta durante la mia formazione, per poi divenire la mia guida per la tesi di dottorato all'Istituto Universitario Europeo di Firenze. Mi unisco al dolore di quanti con lui hanno perso un costante e prezioso punto di riferimento per lo studio e la comprensione dell'economia, e un esempio di rigore e integrità nella ricerca scientifica e nella vita accademica.

~ Roberto Tamborini, Università di Trento 



E' mancato un membro del Consiglio scientifico della nostra Scuola SEP: Marcello De Cecco. Oltre che un caro amico per molti di noi, Marcello è stato un economista e uno storico economico di fama internazionale e un appassionato docente di economia in alcune fra le maggiori università italiane. Nella ricerca, egli ha costituito uno straordinario esempio di come si possa fruttuosamente combinare analisi economica e attenzione alla storia e di come si debba avere un pensiero critico e indipendente. Marcello è stato anche uno dei fondatori e degli animatori della SEP. Egli è stato un attivo partecipante alle prime riunioni informali dedicate a esaminare l'andamento e i crescenti problemi dell'Unione europea; poi, ha appoggiato l'idea LUISS di trasformare tali riunioni in iniziative più strutturate, che sono sfociate nell'istituzione della SEP; infine, esso è stato un componente impegnato del gruppo dei Senior Fellow della Scuola e l'animatore di vari seminari e dibattiti. Marcello ci mancherà. Noi avremo però il privilegio di poter fare riferimento al suo lavoro e ai suoi contributi nel campo della teoria economica e della storia economica.

Potrete anche voi scrivere dei vostri ricordi personali oppure degli apprezzamenti analitici che verranno pubblicati sul sito, inviando una mail a sep@luiss.it.


Marcello De Cecco, an esteemed member of the SEP Scientific Council and a dear friend to many of us, will be sorely missed. Marcello was an economist and economic historian of international fame, as well as a passionate professor of economics who taught at some of the best Italian universities. As a researcher, he was an extraordinary example of how one could fruitfully combine economic and historical analysis, and how to maintain a critical and independent point of view. Marcello was also one of the founders of the School of European Political Economy. He actively participated in the first informal meetings dedicated to examining the evolution and increasing problems of the European Union. Then, he supported the idea that LUISS should transform these meetings into a more structured initiative, which later gave rise to the creation of SEP. Finally, he was an active member of our Senior Fellows, actively participating in various seminars and debates. Marcello, we will miss you. We will have the privilege, however, of referring to your life’s work and various contributions to the field of economic theory and economic history. 

If you would like to add your personal memories or a statement of appreciation to this online collection, please send an email to sep@luiss.it