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C. Bastasin, L. Bini Smaghi, M. Messori, S. Micossi, e G. Toniolo: Mettere l’Italia in sicurezza, ma non a debito

image-09/05/2016 - 11:59Si possono applicare le regole della flessibilità alla ricostruzione dopo il terremoto, ma non al piano di investimenti di lungo periodo per la messa in sicurezza del paese. Meglio seguire altre soluzioni, coinvolgendo sia i privati, sia l'Europa.

Il finanziamento delle opere di ricostruzione e di messa in sicurezza dopo il terremoto nella Valle del Tronto rischia di aprire una nuova controversia tra il governo italiano e l’Unione europea, in particolare sulle modalità di contabilizzazione di tali spese nel calcolo del disavanzo e del debito pubblico. L’esigenza di dare una risposta finanziaria al dramma umano e alla perdita di capitale sociale provocata dal terremoto si scontra con la fragilità del bilancio pubblico italiano e richiede una valutazione di coerenza con le procedure europee di disavanzo eccessivo e con il ‘Fiscal compact’. Oltre a mettere a nudo gli errori del passato nella cura del territorio, il terremoto dimostra come un debito pubblico elevato renda più difficile una gestione efficiente ed equa di eventi negativi e, in questo modo, ostacoli una crescita economica e sociale equilibrata e duratura.

Questo Policy Brief mostra che, ferma restando l’esigenza di un’equilibrata gestione dei saldi di bilancio pubblico per l’evoluzione del nostro paese, le attuali regole europee permettono di fronteggiare i problemi economici posti dalla ricostruzione nella Valle del Tronto e che, diversamente da quanto sembrano suggerire alcune reazioni a caldo, non vi sono motivi specifici di tensione con le istituzioni europee. La stessa Commissione europea ha indicato, attraverso un suo portavoce, che le attuali regole Ue permettono di “escludere i costi a breve termine in risposta alle catastrofi maggiori”. Tali costi “vengono considerati misure one-off e sono esclusi dagli aggiustamenti di bilancio quando si valuta il rispetto del Patto di stabilità". Del resto, questi principi sono stati già applicati nel recente passato "per i terremoti in Abruzzo ed Emilia-Romagna". Un possibile motivo di tensione risiede nel fatto che il governo italiano sembra voler richiedere anche l’esclusione degli investimenti relativi a un piano di lungo termine per il rafforzamento della protezione anti-sismica del paese. Al riguardo, la Commissione ha però raggelato le aspettative: "non facciamo commenti su un Piano che non ci è arrivato", aggiungendo che la sua Comunicazione sulla flessibilità del gennaio 2015 "è molto specifica” riguardo ai tipi di investimento che possono essere esclusi dai saldi di bilancio. La posizione della Commissione ha destato reazioni stizzite da parte di esponenti politici e commentatori italiani.

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image-09/06/2016 - 11:02

While one could apply the EU’s flexibility clause to the reconstruction effort after the 2016 earthquake in Italy, it should not be extended to the country’s long-term public investment plan to strengthen seismic protection. A better path would be to pursue other options, eliciting involvement from both private entities and the European Union.

Financing the reconstruction effort and strengthening seismic protection after the earthquake in Valle del Tronto risks sparking a new controversy between the Italian government and the European Union, particularly when it comes to compliance with EU rules governing public deficit and public debt. The need for a financial solution to the human tragedy and loss of social capital brought about by the earthquake is at odds with the fragility of the Italian public budget, which needs to comply with the EU’s rules on public deficits and with the Fiscal Compact. Beyond shedding light on past mistakes connected to oversight of construction in the area, the earthquake shows how a high level of public debt makes fair and efficient management of negative events more difficult and how, in this manner, it can become a hindrance to balanced and long-term economic and social growth. 

This policy brief shows that, given the need for sound management of public finance, European regulations actually do allow economic problems stemming from the Valle del Tronto reconstruction effort to be confronted and that, as opposed to what seems to have been suggested in heated public rhetoric, there are no specific reasons for tensions to emerge between Italy and European institutions. The European Commission has indicated, through a press release by spokeswoman Vanessa Mock, that “According to Community rules, short-term emergency costs in response to major natural disasters can be considered a one-off and be excluded from the calculations of the structural effort of a nation when evaluating its adherence to the Stability and Growth Pact.” This principle has been applied in the recent past for the earthquakes in Abruzzo and Emilia-Romagna. A possible source of tension resides in the fact that the Italian government seems to want to also request the exclusion of public investments related to a long-term plan to strengthen seismic protection in the country.  In this regard, the Commission declined to comment on a plan that has not yet arrived, but added that the January 2015 Communication on flexibility is very specific about the types of investments that can be excluded from budget calculations. This position has incited strident reactions from Italian political representatives and commentators. 

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